Cambiare il modello di sviluppo nel Lazio

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Da qualunque punto di vista lo si guardi, e con qualunque indicatore, il declino del Lazio è evidente. Reddito pro-capite: circa dieci punti inferiore alla media nazionale. Pressione del fisco regionale: l’addizionale regionale è ai massimi rispetto alle altre regioni. Il debito pubblico regionale è in crescita: l’onere pro-capite è passato da 474 a 717 euro dal 2015 al 2017, con una progressione del 50%. La disoccupazione è ancora pari all’11%, tra le più alte del Centro Italia. La crisi dell’edilizia e del settore immobiliare è più acuta nel Lazio che altrove. Il segno visibile di questa dura realtà è che le grandi aziende spostano al Nord i loro centri direzionali (tra le altre Sky e Unicredit).

Le Nostre Proposte

 

1. Ridurre tasse vincoli e burocrazia. Occorre tagliare l’addizionale Irpef e l’Irap, portandoli dai livelli attuali, che sono tra i più alti del Paese, alla media nazionale. Per ottenere questo risultato ambizioso, senza compromettere i conti pubblici regionali sarà necessario impegnarsi in una vera “spending review”, che elimini sprechi e inutili incentivi. Ci sono oggi sussidi e contributi alle imprese dispersi e polverizzati (stimabili in 800 mln di bandi aperti dal 2007 al 2014). Il riordino di questa materia dovrebbe essere finalizzato alla riduzione delle tasse. Si eviterebbe così anche il rischio di multe europee, e si dovrebbe fare un uso migliore dei fondi europei che sono stati usati male o non utilizzati. La razionalizzazione delle spese deve andare a beneficio del sostegno ai settori prioritari: il turismo e il commercio, l’agricoltura e il lavoro, i giovani e la logistica, il credito e i trasferimenti ai comuni. Oltre alle spese, occorre tagliare le norme che distorcono il funzionamento del mercato e producono costosi oneri e burocrazia, provvedendo al loro riordino con la formulazione di Testi Unici nei principali settori per ridare fiato all’innovazione e alla libera iniziativa, armonizzare il quadro normativo alle migliori pratiche internazionali.

2. Risanare le finanze regionali. Per farlo non serve tagliare gli investimenti e aumentare le tasse, come ha fatto Zingaretti. Occorre invece incidere sulla spesa, e affrontare con determinazione la strada delle privatizzazioni e delle aperture al mercato. Questa direzione di marcia deve gradualmente abbracciare l’intero arco delle istituzioni, dei servizi e del patrimonio regionale. Serve a reperire risorse addizionali da destinare al sostegno dello sviluppo e a tutto quanto non può essere fatto dal mercato; ad esempio il sostegno ai più deboli e alla sicurezza dei cittadini. Ma soprattutto serve a recuperare efficienza ed opportunità di sviluppo, contrastando burocrazia e corruzione. Il rispetto dei vincoli finanziari potrebbe essere accompagnato per essere credibile da “clausole di salvaguardia”, ma -diversamente da quanto è stato fatto sul piano nazionale con riferimento all’IVA- queste clausole devono operare con tagli delle spese, e non invece con aumenti di entrate.

3. Coinvolgere i privati in un piano ambizioso di investimenti infrastrutturali, dai trasporti all’energia, dai porti turistici alle ferrovie regionali, dai parcheggi ai collegamenti di porti, aeroporti e stazioni ferroviarie (intermodalità). Occorrerà sostenere i privati che investono nella “resilienza” e nella “smart economy” e investire nel riassetto idrogeologico del territorio. Per realizzare questo piano, occorrerà cambiare il modello del finanziamento: non più sussidi, ma garanzie pubbliche ad investimenti privati, project financing, sostegno ai mercati dei capitali, private equity e venture capital, promozione della finanza verde (green bonds e social impact bonds), blending e partnership pubblico-private. E’ inutile inseguire il miraggio di finanziamenti pubblici enormi sufficienti a colmare gli enormi gap infrastrutturali (che implicherebbero più debito e/o più tasse). Le poche, e preziose risorse disponibili vanno utilizzate a sostegno e complemento del ruolo dei mercati dei capitali, che invece hanno risorse abbondanti di risparmio alla ricerca di rendimenti “pazienti” di lungo termine. Ciò richiede di aprire ai privati i fondi e le agenzie, a partire da Lazio Innova e dalla miriade di fondi e società pubbliche della Regione. La finanziaria regionale andrà quindi ristrutturata, aperta al contributo del capitale privato (come si fa in Europa), resa più snella ed efficace, più incisiva nel rapporto con il Fondo Centrale di Garanzia, le altre finanziarie regionali, la Cassa Depositi e Prestiti, il Fondo EFSI, la BEI, le banche e i fondi, ecc. Dovrà funzionare come hub per la consulenza e la predisposizione di progetti bancabili per il finanziamento da parte del settore privato. Dovrà sostenere la modernizzazione dei mercati finanziari, della finanza d’impresa, e la canalizzazione del risparmio verso l’economia reale, soprattutto le PMI e la crescita dimensionale delle imprese. Dovrà favorire l’internazionalizzazione e l’attrazione di investimenti esteri.

4. Puntare sui giovani per la formazione professionale, il raccordo tra scuola Università e lavoro, le nuove imprese e l’internazionalizzazione. L’abolizione dei vouchers e l’assurda norma regionale che fissa un compenso minimo elevato per gli stage hanno dato un duro colpo alla capacità di inserimento dei giovani tanto quelli qualificati che non qualificati nel mondo del lavoro. Occorre promuovere l’alternanza scuola lavoro, la transizione dallo studio al lavoro, il sostegno alle start-up, la collaborazione tra Università centri di ricerca e imprese locali.

5. Collaborazione con i Comuni e gli Enti Locali per rilanciare gli investimenti locali e il social housing. La ricchezza del Lazio sta nei suoi piccoli centri e nei centri storici, oggi terribilmente compromessi dalla mancanza di infrastrutture, dalle calamità naturali, dall’emigrazione dei giovani, dalle carenze di programmazione e di capacità progettuale. La Regione deve diventare il motore di un processo di rilancio della programmazione e degli investimenti, nelle infrastrutture, nella connettività digitale, anche nella qualità della vita e nelle infrastrutture sociali (miglioramento di reti idriche, scuole ed ospedali). Anche in questo caso si dovrebbe operare “a leva”, con un impatto moltiplicativo sulle risorse impiegate pari a 15-20 volte, e con il ricorso al mercato privato del risparmio e dell’assicurazione. Si creeranno delle piattaforme in cui aggregare i piccoli progetti di investimento, collaborando con Comuni, Province, e altri soggetti pubblici e privati (bundling): ad esempio manutenzione delle scuole, sottopassi e circonvallazione dei centri storici, parchi e impianti sportivi, residenze universitarie, ciclovie e percorsi di trekking, ecc. E’ fondamentale coinvolgere le categorie economiche, i professionisti, i commercianti, i provider di tecnologia e di servizi, l’industria, ecc. L’esperienza del Protocollo Centri Storici e di “merchandise planning” di Confcommercio rappresenta un utile benchmark per queste iniziative.

6. Sostegno alla modernizzazione delle piccole medie imprese, attraverso la ricerca e l’innovazione, il coinvolgimento delle Università e delle associazioni di impresa e professionali. Occorre creare strumenti e reti di collegamento tra le tante Università della Regione (grandi e piccole, nazionali ed internazionali), i consorzi, le imprese e le associazioni d’impresa. Questo collegamento sistematico è di mutuo beneficio e contribuisce a migliorare il matching tra qualificazioni e posti vacanti sul mercato del lavoro. Questo sostegno passa anche per l’aumento dei brevetti, l’internazionalizzazione, l’inserimento nelle catene globali del valore, e l’attrazione di investitori internazionali.

7. Incubatori, parchi tecnologici e culturali, in rapporto con i centri di ricerca e le Università della regione, e in partnership con centri di eccellenza di livello europeo. Sostenere le start up e favorire la crescita dimensionale delle imprese con il private equity ed il venture capital. Nei settori di specializzazione già esistenti (farmaceutico, automobilistico, agro-alimentare, energie sostenibili), ma anche in altri settori (cinema, musica, teatro, belle arti, cultura, ecc.). Anche in questo caso è fondamentale il contributo del settore privato, da coinvolgere anche nella gestione e nei finanziamenti. Combattere l’abusivismo e l’illegalità, disboscare vincoli e burocrazia, perseguire trasparenza e decentramento.

8. Sostegno e riqualificazione delle strutture per il turismo, soprattutto per quello di affari e convegnistico, rilancio della Fiera di Roma (anche in collaborazione con altre Fiere e con i privati). Puntare ad attrarre investimenti dall’estero, e promuovere l’insediamento degli headquarters di società multinazionali nel territorio della regione.

9. Edilizia privata e popolare. Occorre dire basta all’illegalità e ai favoritismi che hanno caratterizzato la gestione delle case popolari, le liste di attesa, spesso la corruzione. Basta anche con la tolleranza delle occupazioni illegali degli immobili pubblici, e privati. Il primo e fondamentale imperativo è quello di ripristinare la legalità in un settore che tocca uno dei beni fondamentali per le famiglie. Per gestire il patrimonio di edilizia popolare pubblica occorre far leva sui Comuni, che sono a più stretto contatto con i cittadini e consentono quindi maggiore trasparenza ed efficienza. C’è spazio anche per una dismissione di patrimonio pubblico, che recuperi risorse da destinare al sostegno delle famiglie e ai giovani per favorire l’accesso alla proprietà dell’abitazione, di sostegno alle imprese con aree attrezzate. Anche in questo caso: programmazione pubblica, da un lato, e dall’altro gestione e realizzazione a carico del mercato. Rilancio attraverso la mobilitazione del mercato immobiliare e i mutui agevolati (modello americano Freddy Mac e Fanny Mae).

10. Rilancio del branding per una riconoscibilità e valorizzazione della “qualità Lazio”. Il nostro deve diventare un benchmark per la qualità della vita a livello nazionale e europeo. Occorre investire su una migliore reputazione e una maggiore credibilità delle produzioni regionali e dei servizi, e sull’immagine stessa delle regione come “hub” di modernità e di innovazione.