Fare della Regione un “hub” di conoscenza e di opportunità di lavoro

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Le politiche del lavoro della Giunta Zingaretti sono state contraddistinte da una marcata centralizzazione delle responsabilità nelle mani della Regione, incapace di fare un passo versa la valorizzazione dei tanti operatori privati e delle stesse imprese. Questo approccio ha determinato il susseguirsi di piani regionali mediamente inefficace, talvolta addirittura sconosciuti agli ipotetici beneficiari. La regione a differenza di altre regioni non ha un canale strutturato di istruzione/ formazione professionale vocato al lavoro, che è invece erogata da istituti di Stato solo per rilasciare un titolo generico. Manca un osservatorio di dati su competenze fabbisogno di competenze e dati e del mercato del lavoro, che aiuti a fare orientamento e formazione.

Culturalmente (e, quindi, a cascata, tecnicamente) bisognerà fare esattamente il contrario: liberare la voglia di crescita, anche occupazionale, delle imprese laziali; semplificare la burocrazia; fluidificare il mercato del lavoro aprendo al protagonismo anche delle agenzie per il lavoro private; connettere il sistema della formazione con il mondo del lavoro; scommettere sul welfare aziendale.

Le Nostre Proposte

 

Creazione di un unico assessorato per “Istruzione, Formazione e Lavoro”

La Regione ha la competenza sulla formazione professionale, oltre che sulle politiche attive. La separazione degli assessorati operata da Zingaretti è contemporaneamente uno stratagemma politico per raddoppiare le poltrone e, soprattutto, un preoccupante segnale culturale: scuola, formazione e lavoro sono ancora una volta concepiti come mondi separati. I migliori Paesi europei invece ci dimostrano che la prima azione per contrastare la disoccupazione giovanile è innalzare la qualità della formazione che i giovani ricevono prima di entrare nel mondo del lavoro, rendendola sempre teorica e integrandola con il mercato del lavoro (per questo l’Assessorato unico!)

 

Subito una legge regionale per la creazione di un canale di Istruzione e Formazione Professionale autonomo e accessibile a tutti i giovani laziali

Per motivi ideologici Regione Lazio non ha mai creduto nella formazione professionale triennale che è esclusiva competenza regionale. I dati del Ministero del lavoro, però, certificano essere questo il canale con maggiori tassi di successo occupazionale, più aperto al dialogo con il mondo delle imprese, nel quale si sperimenta l’apprendistato di primo livello sul modello del sistema duale tedesco. Perché tutto questo deve essere precluso ai giovani laziali, obbligati a frequentare gli Istituti di Stato, teorici nei metodi e fatiscenti nelle strutture?

 

Politiche attive (o meglio “proattive”) premianti

Basta finanziare a pioggia servizi pubblici per l’impiego inefficienti e inefficaci. E’ necessario aprire alle agenzie per il lavoro private, che non sono però da finanziare clientelarmente “a processo”, ma “a risultato”, ovvero soltanto quando riescono a formare, collocare, ricollocare i disoccupati. Per questo si potrebbe sperimentare, sulla falsariga di quel che avviene in alcuni regioni del Nord, un sistema dotale che si potrebbe definire “premio al lavoro”.

 

Creazione di una task force per l’occupazione giovanile

La Regione potrebbe coinvolgere i migliori giovani ricercatori delle università regionali in materie giuridiche, economiche e sociali in una “task force” finalizzata ad assistere le imprese nell’assunzione dei giovani. Contestualmente sono da aggregare e ridestinare i tanti fondi spesi per piccole iniziative estemporanee sconosciute da tutti e inefficaci (si pensi alle azioni aggregate negli HUB GenerAzioni).


Un “Patto per i giovani” dedicato ad alternanza e apprendistato da sottoscrivere subito con le parti sociali

È necessario promuovere sul territorio regionale modalità virtuose di alternanza scuola-lavoro, partecipate da tutti gli attori coinvolti ed esplicitamente intese come occasioni per la formazione integrale dei giovani più che come mero adempimento legislativo o semplice politica orientativa.

Perché questo avvenga vanno messe “attorno al tavolo” le parti sociali tutte e l’Ufficio Scolastico Regionale per promuovere un accordo territoriale interconfederale ove le parti condividano gli “ingredienti” per una buona alternanza e informino a questo riguardo docenti, imprese e famiglie.

La disoccupazione dei giovani si combatte innanzitutto innalzando la qualità della formazione che ricevono!

 

Nuova legge regionale sui tirocini

Regione Lazio ha appena approvato una legge sui tirocini extracurriculari (quelli che i ragazzi fanno dopo i percorsi di studio) folle, che prevede l’obbligo in capo alle imprese ad erogare un rimborso spese di ben 800 euro (di gran lunga la cifra più alta tra le regioni italiane!). Misure come queste più che scoraggiare l’uso fraudolento del tirocinio (problema reale), ne determineranno semplicemente l’estinzione e a perderci sono innanzi tutto i ragazzi che perdono un canale di ingresso nel mondo del lavoro.


Osservatorio regionale sul lavoro

La proposta è quella di affidare a soggetti terzi un Osservatorio sui dati del mercato del lavoro serio, trasparente, non ideologico, capace di orientare le scelte della politica, delle parti sociali, degli enti formativi. I dati ci sono: vanno messi a sistema e saputi leggere!

 

Sostengo al welfare aziendale

Il welfare regionale del Lazio è debole e inefficiente (la Sanità in primis). Non ha quindi alcun senso perdersi in uno sterile dibattito sul monopolio pubblico: vanno liberate le risorse disponibili nelle aziende da dedicare al welfare dei dipendenti e dei loro famigliari. Le leggi di Stabilità 2016, 2017 e 2018 aprono molti spazi in questa direzione, ancora poco utilizzati dalle imprese regionali. Si propone quindi di mettere a bando risorse e, soprattutto, assistenza tecnica per le imprese medie, piccole e micro che vogliano implementare piani di welfare che conseguano obiettivi di rilievo sociale. Sarebbe un aiuto indiretto, ma rilevante, anche per il sistema sanitario regionale.

 

Perché nessuno si perda: piano per l’inclusione lavorativa

Uno degli effetti più sgradevoli della quarta rivoluzione industriale in atto è la c.d. polarizzazione del lavoro: a fronte della diminuzione delle figure operaie e impiegatizie “medie”, crescono le professioni mal pagate e la disoccupazione di lungo periodo. Perché nessuno di perda è necessario individuare politiche regionali differenziate rivolte alle persone più deboli sul mercato del lavoro, costruite attorno al gratuito accesso ai percorsi formativi pubblici e privati destinati alla riqualificazione e all’inclusione nel mercato del lavoro. La Regione costruirà un portale di rating di questi percorsi, per questi soggetti e chi li assiste non siano vittime di marketing ingannevole, ma abbiano in tempo reale informazioni sulla effettiva qualità della formazione per gli adulti attiva in Regione.